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Le condizioni sociali della società tardo-romana

del Prof. Giovanni Pellegrino


Le condizioni sociali del tardo impero, si fondarono sulle strutture che si erano venute a costituire nell’epoca della crisi del tardo periodo antonino fino a Diocleziano.
Anche l’ulteriore cambiamento della società romana non prese una strada nuova, ma fu una continuazione diretta della trasformazione iniziata con la crisi del III secolo.
Nuove forze sociali si affermarono gradualmente solo a partire dal V secolo, in seguito alla formazione di stati territoriali germanici nel territorio romano.
Essi tuttavia, non poterono cambiare i fondamenti dell’ordinamento sociale tardo romano in questo secolo.
Neppure durante il VI secolo, quando il potere del governo romano in Occidente non esisteva più, il sistema sociale tardo antico fu sostituito da una struttura completamente nuova. Questa continuità dello sviluppo sociale, fu possibile soprattutto perché le condizioni economiche costituitesi in forme nuove durante la crisi del III secolo, rimasero operanti anche in seguito e non subirono alcun mutamento fondamentale.
Sotto Diocleziano e Costantino il Grande, la situazione economica dell’impero romano fu largamente stabilizzata con misure severe, mentre nel periodo successivo, fino al regno di Valentiniano I, subì poche scosse.
Tuttavia non era più possibile annullare le conseguenze della trasformazione strutturale che era avvenuta nel III secolo.
Senza dubbio molte città dell’impero vissero ancora un ultimo periodo di prosperità, ma la loro produzione artigianale e la loro vita commerciale non raggiunsero più la prosperità del primo impero. Così aumentò ancora più di prima, l’importanza dell’agricoltura come fonte principale di reddito.
Ma anche l’agricoltura subì le persistenti debolezze strutturali, derivanti soprattutto dalla mancanza di forza lavoro e dalla coltivazione della terra spesso meno redditizia, con il sistema del colonato.
Le difficoltà economiche aumentarono notevolmente dopo lo scoppio della nuova crisi politica, in seguito alle invasioni barbariche iniziate sotto la spinta degli Unni ( 375). Ma non vanno ignorate nemmeno le sue conseguenze di lungo periodo.
Infatti ,dopo la morte di Teodosio I (379-395), la parte occidentale dell’impero fu invasa dai barbari, con il risultato che molte città vennero distrutte o enormemente spopolate.
La cosa ebbe gravi conseguenze, soprattutto per l’artigianato e il commercio, anche se la situazione perfino nell’Occidente romano, poteva essere molto diversa nelle singole regioni.
Ma i rapporti tra città e campagna, non si basarono più come nel primo impero sul potere dei centri di produzione urbani, ma sull’importanza crescente delle proprietà terriere. Dobbiamo mettere in evidenza, che già dal IV secolo le grandi proprietà rinunciarono sempre più a coprire il proprio fabbisogno di prodotti artigianali soprattutto con il commercio, coprendolo invece con la propria produzione.
Date queste condizioni nella società tardo romana, i proprietari terrieri furono ancora più chiaramente di prima lo strato sociale più importante, mentre la massa nullatenente della popolazione, divenne sempre più dipendente dai grandi proprietari terrieri.
Il fatto, che questo processo di sviluppo storico sociale sia collegato con la decadenza dell’impero romano, non va in alcun modo attribuito solamente alla crescente pressione dei barbari sull’impero romano, ma a cause molteplici e molto complesse.
Le cause di tipo sociale, di tale processo possono essere classificate nel loro insieme, ricorrendo al concetto di alienazione della società romana dal suo sistema statale.
Alle crescenti difficoltà economiche, ai problemi politici e sociali in aumento e ai conflitti ideologici della tarda antichità, la monarchia imperiale poteva contrapporre solamente una politica di potere, di accentramento e di costrizione.
Ma la messa in atto di questa politica, richiedeva un apparato enorme e costoso.
Pertanto per lo stato, si poneva in maniera sempre più pressante il problema di garantire nelle città e nelle campagne, l’esistenza di questo apparato con risorse economiche sempre più scarse.
Come in parte, già la monarchia del III secolo lo stato tardo romano ricorse ancora e in misura crescente a metodi coercitivi per obbligare pecurioni, commercianti artigiani e contadini alle relative prestazioni lavorative, nonché al pagamento delle tasse.
Lo stato tardo romano ,perfezionò questo sistema di obbligazioni con l’ereditarietà obbligatoria delle professioni e con la creazione di un complesso sistema di tassazione, che prevedeva molte tasse vecchie e nuove.
La mancanza di libertà e l’enorme peso fiscale, determinarono l’oppressione di vastissimi gruppi della popolazione ai quali gradualmente lo stato sembrò soltanto un nemico. Ma al tempo stesso lo stato, non difese nemmeno più gli interessi dello strato dei grandi proprietari terrieri.
Il carattere dispotico della monarchia imperiale dell’impero tardo romano, divenne ancor più evidente che del III secolo.
L’udienza a corte era improntata a un rigido cerimoniale fortemente condizionato da modelli orientali ,mentre la disobbedienza ai sovrani non era considerata soltanto un crimine, ma un sacrilegio.
Senza dubbio il concetto di imperatore, presso i pagani e presso i cristiani differiva per il fatto che, per i primi il sovrano era un dio mentre i secondi rivedevano un sovrano per grazia di Dio.
Ma ciò, non toccava in nessun modo il carattere sacro dell’imperatore e di conseguenza ,la distanza infinita tra sovrano e sudditi.
Infatti anche nella visione cristiana, l’imperatore era un eletto della “summa divinitas”la quale gli affidava il governo di tutte le cose della terra.
Dopo le riforme amministrative e militari di Diocleziano e Costantino, la posizione di potere dell’imperatore fu garantita da un’enorme apparato burocratico e da un esercito riorganizzato. La posizione di potere dell’imperatore, fu evidenziata in particolare dal fatto che, nell’esercizio della sovranità il senato non rappresentò più come nel primo impero, quella autorità di controllo pur sempre da rispettare. Nel IV secolo, questo regime fu abbastanza forte per difendere con fermezza la propria esistenza e conservare quindi l’unità dell’impero.
Ma a causa della violenta oppressione di vastissime cerchie sociali, esso andò sempre più distaccandosi dalle proprie radici all’interno dell’ordinamento sociale romano.
A poco a poco col suo apparato di potere fine a sé stesso, l’impero divenne così un vero e proprio peso che col suo sistema di coercizioni ,poteva soltanto opprimere la società e frenare al tempo stesso lo sviluppo sociale.
In queste circostanze, nell’impero tardo romano, i tradizionali fondamenti della stratificazione sociale cambiarono ancor più che nel III secolo.
A causa delle difficoltà economiche dell’impero romano, la divisione tra poveri e ricchi si approfondì ulteriormente . Anche la differenza sociale tra i detentori del potere e coloro che ne erano privi, aumentò in misura maggiore rispetto al passato coerentemente con l’aumentata pretesa di potere da parte dello stato.
Come corrispondentemente alla struttura di potere della monarchia tardo antica, il potere concreto dei singoli gruppi sociali dipendeva naturalmente ancor più che nei primi secoli dell’impero, dal rapporto con il sovrano.
Date tutte queste condizioni l’articolazione sociale dell’impero tardo romano, si differenziava notevolmente da quella del primo impero.
Nei suoi tratti fondamentali la struttura della piramide sociale corrispondeva largamente al modello formatosi durante la crisi del III secolo ma esprimeva in maniera ancora più chiara, le conseguenze derivanti dalla trasformazione nella struttura degli strati più alti e più bassi della popolazione, che si era compiuta nel III secolo.
Concludiamo il nostro discorso mettendo in evidenza che, nel tardo impero romano la società si articolò nelle due categorie fondamentali di strati sociali superiori e strati sociali inferiori.


Nell'immagine, l'imperatore Costantino il Grande.

Documento inserito il: 01/04/2025
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