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La nascita e l’ascesa del Cristianesimo

del Prof. Giovanni Pellegrino


In questo articolo prenderemo in considerazione un fenomeno di capitale importanza, ovvero la nascita e la diffusione del Cristianesimo.
I tempi della storia politica e militare sono molto veloci, mentre un cambiamento di mentalità così importante come quello legato all’affermazione di un nuovo credo religioso ha bisogno di secoli per realizzarsi.
Ecco perché, per comprendere la nascita del Cristianesimo, è necessario allargare il nostro orizzonte cronologico e territoriale.
Infatti, la nascita del Cristianesimo affonda le sue radici agli ultimi decenni del I secolo a.C. e riguarda una regione situata agli estremi confini dell’impero romano.
Il territorio dove viveva la maggior parte degli ebrei era la Palestina, che era stata occupata dai romani nel 63 a.C. durante la vittoriosa campagna condotta da Pompeo.
In un primo tempo i romani scelsero una forma di governo indiretto, affidando il controllo della regione a sovrani locali di sicura fedeltà. Ad esempio il caso di Erode, che svolse efficacemente il suo compito, governando la zona con il pugno di ferro e reprimendo nel sangue qualsiasi tentativo di rivolta.
Qualche tempo dopo, nel VI d.C., Roma decise di trasformare la regione nella provincia di Giudea, cosicché gli ebrei furono sotto il potere di un governatore nominato direttamente dall’imperatore. Uno di questi governatori era Ponzio Pilato, che secondo i Vangeli autorizzò la condanna a morte di Gesù di Nazareth detto il Cristo.
La situazione del paese non era però tranquilla. Se infatti una parte della casta sacerdotale ebraica aveva accettato l’egemonia dei romani, non mancano movimenti di opposizione che giungevano a volte fino all’insurrezione armata.
Questi movimenti spesso erano alimentati da attese di carattere religioso. Era diffusa infatti la convinzione che il Dio degli ebrei non avrebbe abbandonato i suoi fedeli, né consentito che il “popolo eletto” vivesse schiavo dei romani pagani.
Interpretando alla luce della condizione presente alcuni passi della Bibbia, molti ebrei erano anzi convinti che la divinità avrebbe presto inviato loro un re il quale li avrebbe guidati verso una nuova epoca di libertà e di giustizia.
Gli ebrei chiamavano tale re messia, cioè unto, perché gli antichi re ebraici venivano ufficialmente investiti del loro potere appunto attraverso l’unzione con un olio sacro.
La predicazione di Gesù è uno degli eventi capitali della storia.
Il Cristianesimo ha segnato in profondità la civiltà occidentale, di cui è una delle grandi matrici insieme alle cultura classica e agli apporti di altre tradizioni.
La Chiesa è stata del resto una delle grandi forze che hanno orientato i comportamenti e la mentalità degli uomini negli ultimi due millenni, oltre ad influire in maniera decisiva nei più importanti settori della vita sociale e culturale.
Difficilmente però un ebreo o un romano vissuto in Giudea in quegli anni, avrebbero potuto prevedere un successo così duraturo.
Ai contemporanei Gesù deve essere apparso uno dei tanti profeti che in quegli anni preannunciavano l’avvento del “regno di Dio”, inteso appunto come il momento in cui la divinità sarebbe intervenuta in prima persona nella storia del suo popolo prediletto, per liberarlo dalla soggezione ai romani e restituirgli la libertà.
A questo evento che Gesù prevedeva imminente, occorreva prepararsi attraverso una rigenerazione morale basata sui precetti dell’amore verso il prossimo e della fratellanza tra gli uomini, in modo da rendersi degni dell’aiuto atteso da Dio.
Ma a un certo momento la predicazione di Gesù dovette preoccupare quella parte dei sacerdoti ebraici che cercava di scongiurare qualsiasi disordine. D’altra parte la stessa insistenza di Gesù sull’imminente affermarsi del “regno di Dio”, appariva pericolosa al governo provinciale romano. Davanti a questi forti interessi convergenti, il piccolo movimento creato da Gesù venne facilmente schiacciato e Gesù stesso condannato a morte e giustiziato, quando il governo della provincia era esercitato da Ponzio Pilato.
Dal punto di vista dei romani si trattò di una banale operazione di polizia simile a tante altre dell’epoca. In realtà la grande avventura del Cristianesimo era appena agli inizi.
Niente nei testi che raccontano l’esperienza dei seguaci di Cristo, induce a credere che il pubblico a cui Gesù rivolgeva la sua predicazione fosse diverso da quello ebraico.
Il linguaggio utilizzato, la cultura di cui egli era portatore, gli argomenti ed i problemi affrontati, tutto questo si inquadrava perfettamente nel difficile momento che il mondo ebraico stava vivendo durante la fase iniziale del dominio romano.
Il vero salto di qualità si compì grazie a Paolo, un agiato ebreo di Tarso convertitosi alla nuova religione verso il 40d.C.. La grande intuizione di Paolo consistette nel capire che il messaggio di Gesù, avrebbe avuto ben poche possibilità di affermazione se fosse restato limitato al mondo ebraico, pertanto egli rivolse la propria predicazione all’esterno della Palestina, intraprendendo una serie di viaggi in cui fondò comunità cristiane in molte città, nonché della stessa Roma, dove infine venne condannato a morte verso la metà degli anni 60.
Paolo mise in evidenza il fatto che Gesù era risorto dai morti subito dopo la sua sepoltura.
Dunque Gesù non era stato un profeta come tutti gli altri, ma era stato il figlio di Dio, venuto ad annunciare il prossimo avvento del suo regno.
Paolo era infatti profondamente convinto che la fine dei tempi, con la seconda e definitiva discesa del Cristo sulla Terra fosse imminente, tanto che lui stesso e gli uomini del suo tempo ne sarebbero stati testimoni.
La rottura con la religione ebraica nasceva proprio intorno al concetto di popolo eletto: gli ebrei erano convinti di essere la nazione con la quale Dio intratteneva una relazione privilegiata.
Paolo riteneva invece che la salvezza appartenesse a chiunque avesse riconosciuto la natura divina di Gesù, indipendentemente dalla sua origine e dalle precedenti convinzioni religiose. Ciò caratterizzò il messaggio cristiano in senso universalistico e gli conferì grande capacità di diffusione.
Con queste premesse il Cristianesimo conobbe una diffusione rapidissima. I suoi punti di forza erano l’universalità del messaggio, l’etica chiara (solidarietà con deboli ed esclusi ), nonché la prospettiva di una vita oltre la morte in cui i giusti sarebbero stati ricompensati per i loro meriti. Una prospettiva per molti confortante, in una società che certo era aperta, ricca di opportunità, ma anche spietata nei confronti di quanti non riuscivano ad affermarsi o non avevano mezzi per tentare la scalata sociale.
Il Cristianesimo dovette quindi apparire a moltissime donne, uomini, soprattutto dei ceti urbani medio bassi, come un’alternativa convincente in grado di fornire certezze psicologiche e al tempo stesso una concreta solidarietà materiale.
Infatti non va sottovalutata la tendenza dei cristiani a costituire dovunque piccole comunità molto unite. Esse si riunivano per celebrare i riti che a poco a poco si andavano definendo, quali il battesimo per l’ingresso nella comunità, o l’attrazione del pane in ricordo dell’ultima cena di Gesù. Inoltre, le comunità cristiane svolgevano anche opere di assistenza ai malati, agli orfani, alle vedove, ed ai poveri.
Il precetto cristiano dell’amore si concretizzava in un’azione di redistribuzione delle risorse dai membri più ricchi della comunità, verso i più bisognosi. In tal modo, appoggiandosi alla fede condivisa nasceva una rete di solidarietà che soddisfaceva le necessità cui il potere civile non sapeva o non poteva porre rimedio.
L’insieme delle comunità cristiane iniziò a essere chiamata Chiesa. Con tale parola si alludeva all’insieme dei credenti in Cristo e alle comunità sorte nelle diverse città dell’impero, man mano che la nuova religione si diffondeva.
Già nel mondo antico la parola finì poi per designare anche l’edificio nel quale i fedeli celebravano i loro riti.
Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che il Cristianesimo, ebbe la capacità di resistere a numerosissime e violentissime persecuzioni scatenate da vari imperatori romani, fino al momento in cui Costantino mise fine a tali persecuzioni.


Nell'immagine, Paolo di Tarso, che da persecutore di cristiani, divenne il più importante diffusore della nuova fede.

Documento inserito il: 26/05/2024
  • TAG: Impero Romano, Cristianesimo, Gesù Cristo, Paolo di Tarso, Chiesa, Erode, Ponzio Pilato, Costantino

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