Cookie Consent by Free Privacy Policy website Tutto storia, storia antica: Diocleziano e l’inizio della tarda antichità
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Diocleziano e l’inizio della tarda antichità

del Prof. Giovanni Pellegrino


Quando alla fine del 284 Diocleziano venne acclamato imperatore dai suoi soldati, difficilmente un osservatore contemporaneo avrebbe visto in quell’evento qualcosa di diverso da ciò che accadeva oramai da quasi mezzo secolo ai quattro angoli dell’impero romano. Invece, l’ultimo degli imperatori illirici rimase al potere per oltre 20 anni, fino al 305.
Era da circa un secolo, quando era salito al trono Settimio Severo, che un imperatore non restava sul trono così a lungo.
Ma l’impero di Diocleziano non fu caratterizzato solo dalla sua durata, dal momento che esso segnò per molti aspetti una rottura netta con il passato e aprì un’epoca nuova. Pertanto gli storici moderni hanno sentito il bisogno di adottare una denominazione specifica per tale periodo storico: "tarda antichità".
Gli storici si dividono tuttavia sui limiti cronologici di tale periodo.
Per alcuni questa fase della storia romana termina con la caduta dell’impero romano d’Occidente nel 476, mentre per altri si estende fino a comprendere i primi secoli del Medioevo.
Si delinea così una lunga parabola storica tra la fine del III secolo e il VII secolo, che vede il progressivo e graduale tramonto del mondo antico, nella lenta affermazione della civiltà medievale.
Come già tutti i suoi predecessori immediati, anche Diocleziano dovette in primo luogo confrontarsi con il problema chiave da cui dipendeva la stessa sopravvivenza dell’impero: la difesa dei confini.
Da almeno un secolo le ripetute invasioni dimostravano la necessità di avvicinare i centri del potere alle possibili aree di crisi. La soluzione adottata da Diocleziano consistette nella divisione del territorio imperiale in due grandi aree, Occidente e Oriente, ciascuna a sua volta divisa in due ampie circoscrizioni.
Come capitali dei quattro distretti furono scelte altrettante città situate in vicinanza del confine.
In Occidente furono scelte come capitali Milano e Treviri, mentre ad Oriente, Firmio e Nicomedia, dove Diocleziano stabilì la propria capitale. Per la prima volta dopo un millennio Roma non era più la capitale del mondo romano.
La tendenza alla creazione di unità territoriali più piccole riguardò anche le province, che sotto Diocleziano passarono da circa 50 a circa 100. Inoltre, lo statuto di provincia venne steso anche all’Italia, novità senza precedenti, dal momento che l’Italia aveva rivestito sino a quel momento una posizione privilegiata, in quanto culla dell’impero e territorio di più antica romanizzazione.
Le ragioni di tale riforma vanno ricercate non tanto nel desiderio di rendere più efficiente la difesa del territorio, quanto nella necessità di ottenere una più capillare riscossione delle tasse, cosa necessaria per far fronte alle necessità economiche dell’impero.
Nello steso tempo le province venivano raggruppate in distretti di nuova istituzione chiamate diocesi, governate da un rappresentate dell’imperatore detto vicario.
La ripartizione dell’impero corrispose all’avvio di una direzione collegiale del potere costituita da due livelli: due Augusti che governavano rispettivamente Oriente ed Occidente, e due Cesari in opposizione subordinata rispetto agli Augusti.
Come Augusto d’Occidente Diocleziano scelse Massimiano, mentre come Cesari scelse Galerio e Costanzo Cloro.
Il meccanismo assicurava a Diocleziano una posizione di primato sugli altri tre governanti.
Il dispositivo della tetrarchia (letteralmente “governo di quattro” detti tetrarchi ) era basato sul fatto che dopo 20 anni di governo di un Augusto, o comunque alla sua morte, il rispettivo Cesare prendesse il suo posto nominando immediatamente il suo successore.
Con la tetrarchia Diocleziano aveva la speranza di avere eliminato definitivamente il pericolo di una nuova anarchia militare, sottraendo ai soldati la possibilità di acclamare un nuovo imperatore, e nello stesso tempo voleva ripristinare il principio della scelta del migliore principe, che aveva caratterizzato l’epoca d’oro del principato adottivo.
Oltre a ridefinire la struttura del territorio imperiale, Diocleziano rafforzò i dispositivi militari che avevano il compito di difendere i confini dell’impero. Anzitutto fu notevolmente aumentato il numero dei soldati nell’esercito, che giunse a superare il mezzo milione. Inoltre il confine venne ulteriormente fortificato.
In definitiva, l’impero aveva rinunciato a ogni prospettiva espansionistica e la sua politica militare assumeva oramai l’orientamento esclusivamente difensivo.
Quella inaugurata da Diocleziano fu un'epoca nuova anche per i cambiamenti profondi nell’immagine che l’imperatore intendeva dare di sé e nel rapporto tra l’autorità politica e il resto della società.
Il modello augusteo faceva dell’imperatore un magistrato speciale dotato di prerogative e poteri che nessun altro allora possedeva, ma comunque qualcosa di molto diverso da un re, o peggio ancora di un tiranno.
In definitiva possiamo dire che fino alla metà circa del III secolo, i sudditi dell’impero consideravano il loro imperatore un individuo dotato di un potere eccezionalmente grande, ma pur sempre umano.
L’immagine del potere cominciò a cambiare nella fase dell’anarchia militare. In tale periodo storico si ebbe una progressiva sacralizzazione della figura imperiale, cosicché l’imperatore era sempre meno un magistrato tra gli altri, e sempre più una figura superiore, quasi sovrumana. Di conseguenza tutto ciò che circondava l’Imperatore divenne sacro.
Per dirla in altro modo, si ebbe una vera e propria sacralizzazione dell’imperatore.
Da questo momento l’imperatore si era trasformato a tutti gli effetti in un padrone con un potere assoluto, che induceva il senato a un ruolo puramente rappresentativo.
Alla luce di questi dati di fatto, per riferirsi all’epoca che si apre con Diocleziano gli storici hanno coniato una parola nuova per definire il potere dell’imperatore: dominato.
Concludiamo l'articolo mettendo in evidenza che Diocleziano portò avanti la sacralizzazione della figura dell’imperatore nel quadro del progetto di rafforzamento dell’autorità imperiale.
Proprio nell’ambito della sacralizzazione della figura dell’imperatore, rientrò la durissima politica repressiva che Diocleziano adottò nei confronti del cristianesimo.
infatti, un’autorità assoluta e sacralizzata come quella a cui l’imperatore mirava, non poteva ammettere all’interno dell’impero l’esistenza di un potere alternativo che si sottraesse al controllo dell’apparato di governo.
Pertanto, nel 303 Diocleziano scatenò una nuova violentissima persecuzione contro i cristiani.
Tuttavia, la persecuzione non ottenne risultati significativi, ragion per cui cessò nel 305 quando Diocleziano si ritirò dal potere.


Nell'immagine, busto dell'imperatore Diocleziano.

Documento inserito il: 26/07/2024
  • TAG: Diocleziano, tetrarchia, periodo del dominato, Massimiano, Galerio, Costanzo Cloro, tarda antichità

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