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La Rivoluzione Francese: la Convenzione nazionale

Il 20 settembre del 1792 si riunì la Convenzione nazionale, una nuova Assemblea composta esclusivamente da membri della borghesia e senza rappresentanza popolare; essa non costituì un corpo unitario e, fin dai primi giorni della sua attività fu subito chiara la sua divisione in tre distinte correnti: i Girondini, che rappresentavano la parte moderata dell'Assemblea, che tentavano di impedire il corso popolare della Rivoluzione; i Montagnardi, che dovevano il proprio soprannome al fatto che occupavano i loro rappresentanti occupavano i banchi situati nella parte alta dell'aula: essi costituivano la fazione più avanzata e comprendevano tutti i membri del club dei Giacobini. L'ultima corrente era il centro, soprannominato Pianura o Palude, ed era composto da deputati senza opinioni ben definite.
A seconda dei casi, l'alleanza con il Centro determinava la prevalenza di una o dell'altra parte.
Il giorno successivo al suo insediamento, la Convenzione nazionale proclamò la nascita della Repubblica Francese, i cui princìpi erano l'uguaglianza, la libertà e la fraternità dei cittadini. La proclamazione della Repubblica venne decisa per difendere le conquiste della rivoluzione.
I mesi successivi furono lo scenario di un'aspra lotta per la condanna del re che, fino all'ultimo, i Girondini tentarono di salvare dalla ghigliottina.
Nel mese di novembre, vennero però scoperti nella reggia, dei documenti che comprovavano la connivenza di Luigi XVI con i sovrani stranieri circa un'invasione della Francia.
Sulla base di queste prove schiaccianti, l'Assemblea votò all'unanimità la condanna a morte del re: la sentenza venne eseguita il 21 gennaio del 1793.
Il giorno stesso in cui la neonata Assemblea teneva la sua prima riunione, l'esercito francese riportò la sua prima vittoria: un'armata di volontari comandati dal Generale Kellermann, resistette per una giornata intera ad un intenso bombardamento prussiano sulle alture di Valmy. Sul finire della giornata, il duca di Brunswick, comandante dell'armata prussiana che marciava verso Parigi, sconcertato dalla tenace resistenza opposta da quei valorosi, decise di ritirarsi con le proprie truppe.
Fu a questo punto che i francesi, inseguendo il nemico, penetrarono in Belgio e il 6 dicembre sconfissero gli austriaci a Jemappes; contemporaneamente l'esercito repubblicano occupò Nizza, la Savoia e la riva sinistra del Reno fino a raggiungere la città di Francoforte.
In tutti i paesi invasi i francesi si presentavano come portatori di libertà, ma nell'Assemblea prevalsero coloro che sostenavano la causa della conquista: nei decreti successivi venne sancita l'annessione della Savoia, di Nizza, della Renania, del Belgio e perfino della città di Basilea alla Repubblica Francese. La guerra di propaganda si era trasformata in guerra di conquista.
La politica perseguita dall'Assemblea suscitò dure opposizioni tra le popolazioni "liberate".
Nonostante l'arrivo delle truppe francesi apportasse per esse molti benefici, come ad esempio l'abrogazione dei diritti feudali, l'annessione offendeva molto il sentimento nazionale, la coscienza religiosa e, in maniera pesante i loro interessi economici. In particolare i contadini erano costantemente vessati dalle contribuzioni di guerra, necessarie al sostentamento delle truppe francesi e dalle ruberie perpetrate a loro danno dai fornitori militari e da diversi generali repubblicani.
Più grave era il contrasto che si era venuto a creare con gli altri Stati europei, dovuto al fatto che l'avanzata francese minava gravemente gli ordinamenti feudali sui quali poggiava il potere delle monarchie assolute, costituendo nel contempo una minaccia diretta ai loro possessi territoriali.
Il paese maggiormente preoccupato era l'Inghilterra, che nell'occupazione francese del Belgio vedeva una minaccia al proprio territorio; inoltre l'avanzata delle truppe repubblicane metteva in serio pericolo gli equilibri europei, spostato a vantaggio della Francia dalle recenti annessioni, con grave pregiudizio degli interessi inglesi.
Consapevole dell'ostilità inglese nei confronti della Repubblica, il Governo francese retto dai Girondini, con la consueta leggerezza già dimostrata in passato, dichiarò per primo la guerra all'Inghilterra e all'Olanda, dando così inizio ad un conflitto che ebbe termine solo nel 1815, con la definitiva sconfitta della Francia.
Successivamente vi fu la dichiarazione di guerra alla Spagna e ai sovrani italiani. In questo modo la Repubblica francese si venne a trovare in stato di guerra con quasi tutti gli Stati d'Europa che, alleatisi fra loro formarono la prima coalizione, appoggiati e finanziati dall'Inghilterra; gli unici Stati che restarono estranei al conflitto furono la Svizzera e i paesi scandinavi.
Questa assurda politica dette ben presto i suoi nefasti risultati: fallita l'offensiva volta alla conquista dell'Olanda, le cui ricchezze avrebbero risollevare le finanze francesi, le truppe repubblicane dovettero subire una controffensiva austriaca in Belgio e furono costrette ad abbandonare il paese.
Male armati, malvestiti e soprattutto affamati a causa della disonestà dei fornitori militari protetti dal governatore militare del Belgio, Dumouriez, dopo il Belgio i francesi furono costretti ad abbandonare anche la Renania. Dopo aver tentato di convincere i suoi soldati a disertare (senza raggiungere il suo scopo), Dumouriez passò al nemico. Per la seconda volta in poco tempo, degli eserciti stranieri minacciavano le frontiere francesi.
Nello stesso tempo scoppiava in Francia una guerra civile: i contadini della Vandea insorsero per protestare contro le modalità della coscrizione ordinata dall'Assemblea, senza fissare il modo di reclutamento ed in tal modo accadeva che chi poteva pagare veniva esonerato dal servizio militare, mentre i più poveri, che non avevano questa possibilità venivano arruolati senza tener conto della loro situazione famigliare.
Ma la coscrizione fu solo la scintilla che fece esplodere l'insurrezione, i veri motivi erano altri: La ricca borghesia vandeana si era impossessata dei beni nazionali e sfruttava i contadini, che dalla Rivoluzione avevano tratto ben pochi benefici; il clero vandeano, pativa le stesse sofferenze del popolo e veniva perseguitato per non aver voluto prestare il giuramento di sottomissione allo Stato. Queste situazioni erano fonte di grande malcontento popolare. Ben presto i nobili e gli Inglesi cavalcarono questa protesta per interessi di parte e per destabilizzare la situazione interna.
Oltre alla guerra e alle rivolte interne, la Francia era attraversata da una grave crisi socio-economica. L'emissione continua di assegnati stava conducendo ad una svalutazione crescente della moneta e al continuo aumento dei prezzi, che in breve condusse ad una crisi nel rifornimento di prodotti alimentari. Nè il contadino e nè il proprietario terriero avevano interesse a mettere sul mercato dei prodotti che sarebbero stati pagati con carta che si sarebbe svalutata poco dopo. In questa situazione, venne a mancare il pane nelle città.
Per superare queste difficoltà, il movimento popolare propose un censimento dei cereali, la loro requisizione da parte dell'autorità e l'imposizione di prezzi fissi, con il calmiere per i consumatori: in breve, il passaggio all'economia di guerrareso necessario dalla folle politica girondina.
Ma proprio i Girondini, che avevano voluto la guerra contro le maggiori potenze europee, ora non volevano pagarne le conseguenze, e si rifiutarono di procedere con misure per la regolamentazione economica. Essi difendevano infatti gli interessi degli speculatori e degli accaparratori che approfittavano della carestia per arricchirsi oltre misura.
La carestia e l'atteggiamento passivo del Governo scatenarono un vasto movimento popolare che reclamava misure immediate contro il carovita. Anzichè andare incontro alle richieste popolari, che sarebbe stata la cosa più sensata, il Governo dei Girondini ordinò alla gendarmeria di reprimere le contestazioni.
Da questa situazione trassero vantaggio i Montagnardi che vedevano nell'alleanza con il movimento popolare, un'occasione irripetibile per battere i Girondini.
A questo scopo si tennero tumultuose sollevazioni di popolo orchestrate dal Comune di Parigi che culminarono il 2 giugno 1793 quando, circa 80.000 Guardie nazionali circondarono la Convenzione, costringendo l'Assemblea a votare l'arresto di 29 fra i principali capi Girondini. Ebbe così inizio la prevalenza dei Montagnadi sull'Assemblea e sulla Francia.
Come i loro predecessori, anche i Montagnardi erano deputati usciti dalle classi medie della borghesia e condividevano quindi molte opinioni degli altri gruppo politici borghesi, ma al contario dei Girondini essi erano risoluti a fare tutto ciò che era possibile per garantire la vittoria della Rivoluzione all'interno del paese e sui campi di battaglia, anche a costo di dovere sacrificare i propri interessi di classe per la salvezza della nazione.
Per raggiungere i propri scopi essi erano disposti ad allearsi con le forze popolari e a soddisfarne, entro una certa misura, le rivendicazioni. Il 2 giugno del 1793, Robespierre scrisse nel suo taccuino: "Occorre che il popolo si allei alla Convenzione e che la Convenzione si serva del popolo".
Questa alleanza diede modo alla Montagna di governare il paese per circa un'anno, passato il quale, con l'indebolimento dell'alleanza, la Montagna venne schiacciata.


Nell'immagine, il Maresciallo François Christophe Kellermann, comandante delle truppe francesi nella battaglia di Valmy.
Documento inserito il: 25/12/2014
  • TAG: rivoluzione francese, convenzione nazionale, girondini, montagnardi, palude, uguaglianza libertà fraternità, luigi XVI condanna, valmy, jemappes, prima coalizione, economia guerra, confini francesi

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